“Vincente” e “perdente”, la faida per contagio della miseria umana, 6

Tuttavia, in assenza di un punto di vista autenticamente artistico, non c’è nessun modello verso cui fare rotta. Ed in assenza di un buon modello, le cose e la gente si avvitano su se stesse e si capottano. Quando l’artista abdica al suo ruolo spinoso ma vitale ed indispensabile, si sposta da davanti a di fianco, dentro, o persino dietro. Nel far questo, non cessa soltanto di essere parte della soluzione, ma diventa anche parte del problema. Una parte che può spostare l’ago della bilancia.

Purtroppo, troppi artisti iniziano come coloro che denunciano il male e finiscono come suoi fiancheggiatori, contribuendo a promuovere come la cosa giusta ciò che una volta combattevano. In breve, sono inavvertitamente scivolati nella personalità “vincente” o in quella “perdente”, ed ora essa si trova a fondamento della loro arte – testimoni le loro vite a rischio e decessi precoci. In merito a questo, ispeziona più da vicino il modo esatto in cui le morti premature degli artisti vengono santificate: tendono a venire viste come l’ovvio coerente finale di una lotta inconciliabile fra il conformismo del mondo ed il conformismo anticonformista dell’artista, basato su comportamenti infiltrati da istinti di morte; come risultato, quella morte dell’artista che c’era d’aspettarsi viene santificata come la cosa “giusta” da fare ed imitare, alla faccia del mondo malvagio che odia i poveri martiri. Il mondo e l’artista non si stanno accorgendo che stanno venendo entrambi fregati e messi l’uno contro l’altro dalla stessa terza parte. Hai presente quella scena tipica in certi film comici? Due persone si stanno guardando in cagnesco e molto da vicino, pronti a venire alle mani, poi le loro espressioni cambiano improvvisamente, ad indicare che si sono resi conto di qualcosa, e lentamente e simultaneamente i loro sguardi ruotano verso la macchina da presa… quello è il momento in cui la terza parte sa che il suo mascheramento è saltato…

Date premesse simili, vale la pena citare, così che non sfugga né sorprenda, il caso pressoché paradossale dell’essere PTS di sé stessi. La possibilità che la fonte dell’oppressione altri non sia che sé stessi è lungi dall’essere esclusa. Sicuro, tutta la depressione che apparentemente ha origine all’interno di sé è in un modo o nell’altro il risultato di oppressione ricevuta da qualcun altro all’esterno; ma la fonte dell’oppressione potrebbe al momento essersene andata da lungo tempo o molto lontano.